Il neurologo prof. Renzo Bassi risponde alle vostre domande
(96 - 100; 26 giugno - 12 luglio 2009).
100 - Il 12 luglio 2009 V. ha chiesto:
"Qual'è il decorso della malattia di Parkinson?
Per quanto tempo una persona può rimanere autonoma con opportuna terapia farmacologica?
I malati di Parkinson possono avere difficoltà a degluttire?
La ringrazio."
  "Salve,
per la prime domande qualche informazione la trova sulla nostra raccolta di domande e risposte.
Il paziente può rimanere autonomo decisamente per molti anni con la opportuna terapia farmacologica.
Per la terza, certamente sì, anche se non sempre. Per tale problema un consiglio dettagliato lo trova a:
http://www.parkinson.it/index.php?option=com_content&task=view&id=34&Itemid=105.
Cordialità."
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99 - Il 3 luglio 2009 C.C. ha chiesto:
"Buongiorno Professore,
le scrivo per chiederle un consiglio. Mio padre da 5 anni ha scoperto di avere il Parkinson, ha 60 anni. Ha scoperto subito questa cosa perchè aveva notato delle difficoltà nello scrivere.
Lui prende adesso: stalevo, requip e gopten; ho letto che è uscito un nuovo farmaco che permette di prendere una sola compressa? Nella visita di controllo posso chiedere una sostituzione?"
  "Salve,
negli ultimi tempi sono stati lanciati farmaci antiparkinsoniani che si possono assumere una sola volta al giorno, di grande vantaggio per la semplicità del trattamento e la limitazione delle assunzioni e molto comodi per chi ha problemi di deglutizione.
Citerei azilect, o rasagilina , compresse da assumere una sola volta al giorno in una unica somministrazione.
Ma forse Lei si riferisce alla nuova formulazione di ropirinolo (vedi Requip) a rilascio prolungato che andrebbe a sostituire appunto il requip di cui spesso viene prescritta l'assunzione di molte compresse al giorno.
Questi farmaci con efficacia prolungata (per 24 ore) rispettano il normale funzionamento della dopamina, il trasmettitore cerebrale implicato e deficitario nel Parkinson, controllando i sintomi per tutto il giorno ed evitando che nel tempo si instaurino effetti collaterali spiacevoli della terapia.
Sicuramente alla prossima visita può chiedere se si può semplificare la cura con i nuovi prodotti.
Molte cordialità."
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98 - Il 2 luglio 2009 I.G. ha chiesto:
"Le correnti antalgiche (TENS) possono essere usate nel trattamento di una lombalgia in un soggetto con Morbo di Parkinson? Se la risposta è negativa, mi spiega perchè? Grazie. Cordiali saluti."
  "Salve,
la tens è una terapia a base di uno stimolatore elettrico con correnti a basso voltaggio,che si pone nella cute, nella zona dolente.
E' una terapia piuttosto semplice ed economica, senza effetti collaterali, che si pratica con sedute ripetute della durata di mezz'ora circa, che possono essere autosomministrate.
Va segnalato se si fosse portatore di pacemaker o altre apparecchiature elettriche impiantate.
La TENS raramente è risolutiva da sola , e serve piuttosto a ridurre i farmaci antidolorifici.
Può essere usata anche per le lombalgie, di solito in associazione ad altre terapie.
Non vedrei controindicazioni nel caso di Parkinson.
Suggerirei piuttosto di valutare bene se il dolore lombalgico dipenda da fattori particolari come ernia discale o alterazioni delle vertebre da osteoporosi.
Molte cordialità."
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97 - Il 30 giugno 2009 R.G. ha chiesto:
"Egregio dott.Bassi avrei bisogno di un suo parere:
ho 54 anni e dal mese di ottobre 2008 a seguito di visita neurologica e succesiva SPECT mi hanno diagnosticato il morbo di Parkinson di grado I.
Attualmente ho problemi di rigidità alla parte destra e qualche volta anche a sinistra ma non ho tremore, ho qualche problema di deglutizione, mi hanno prescritto di eseguire la ph manometria, lo ritiene necessario?
Sto prendendo 1/2 compressa di Mirapexin 7 mg 3 volte al giorno + Azilect una compressa a pranzo.
Ultimammente il neurologo mi ha prescritto di prendere anche il Madopar 1/2 compressa al mattino e alla sera diminuendo il Mirapexin a due volte al giorno.
Leggendo le controindicazioni del Madopar ho visto che può aumentare la pressione dell'occhio provocando glaucoma. Poichè ho problemi di pressione oculare le chiedo se è opportuno utilizzare il Madopar.
Attualmente vedo che sono molto rigida nei movimenti ed ho frequenti crampi alle gambe.
Che tipo di ginnastica devo fare?
Mi consiglia qualche struttura dove seguono noi malati in tutte le fasi (fisioterapia, ginnastica, alimentazione ecc) e non solo per prescrivere medicine.
Mi scusi se mi sono dilungata, la ringrazio e resto in attesa di una sua risposta"
  "Salve,
ho visto che a Varese opera una associazione Parkinson all'indirizzo web
http://www.parkinsonvarese.it/default.htm e posta elettronica (info@parkinsonvarese.it). Credo possa ben sentire delle attività che sicuramente la interessano, tra cui la "ginnastica"
guidata.
La pH-metria esofagea delle 24 ore permette inoltre di studiare meglio i disturbi della deglutizione di quei pazienti nei quali è presente un reflusso gastro-esofageo che non si manifesta con i sintomi tipici di pirosi (bruciore di stomaco) e/o reflusso.
Molti farmaci, tra cui i principali usati per il Parkinson possono dare aumento della pressione oculare e favorire il glaucoma; direi di tener controllato il tono oculare e di fare controlli oculistici e di avvisare di ciò lo specialista che prescrive i farmaci antiparkinson.
Cordialità."
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96 - Il 26 giugno 2009 F.M. ha chiesto:
"Mio marito, 70 anni, ha il morbo di Parkinson scoperto solo 3 anni fa ma ce l'aveva probabilmente da molto piu tempo. Come evolve la malattia?"
  "Salve,
è assai probabile che la malattia di Parkinson sia iniziata ben prima di tre anni fa; infatti gli studi hanno evidenziato che le alterazioni cerebrali del Parkinson sono presenti molti anni prima di quando si manifesta.
Poiché occorre una diminuzione consistente della attività di
zone cerebrali critiche per far sorgere i sintomi, si suppone che la malattia insorga molto prima dell'apparire dei disturbi e della diagnosi consequente e che vi sia addirittura una consistente fetta di persone con Parkinson non diagnosticato.
La durata media di malattia potrebbe aggirarsi sui 14-15 anni, mentre la durata media di vita del Parkinsoniano non è nettamente diversa rispetto la gente comune, soprattutto se teniamo conto della possibilità odierna di usare terapie piuttosto efficaci.
La malattia di Parkinson per definizione al momento non è curabile,almeno completamente, ed i
trattamenti attuali, pur molto efficaci, sono palliativi e migliorativi.
Il trattamento può ridurre i sintomi e rallentare la progressione ma raramente porta a un controllo completo.
La disabilità è progressiva e non associata a un aumento sicuro della mortalità.
Si calcola che la terapia sostitutiva con levodopa non solo ha grandemente migliorato la
qualità di vita dei malati, ma ne avrebbe anche prolungato l'aspettativa di vita in media dai 7,5 a circa 11 anni.
Vi è una grande variabilità nell'evoluzione della malattia, nel decorso e nel grado di disabilità
che sarà raggiunto, solo in parte prevedibile nel singolo caso, nonostante che lo specialista può valutare che certe compromissioni e sintomi sono associati ad un prognosi più negativa.

Molte cordialità."